FUGA DALLA CITTA’

Dopo tanto tempo RiciclaggioSelvaggio è tornato ai laboratori per bambini…

grazie a Libraccio Bovisa e Adriana.

Ecco qui i risultati della nostra piccola fuga dalla città!

locandina fuga dalla città maggio 2017

locandina

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tutto pronto per cominciare la nostra fuga in questo splendido sabato di sole!

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All’opera ragazzi! Ognuno realizza il proprio paesaggio vacanziero sul proprio foglio-isola.

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mare, montagna, collina…che colori e materiali rappresentano meglio il tuo paesaggio per una vacanza ideale?

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Adriana di Libraccio supporta psicologicamente e praticamente! ❤

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c’è anche chi si dedica a paesaggi astratti!

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e chi si cimenta con tecniche 3D

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mare blu e cielo azzurro!! 🙂

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ma Sofia preferisce la montagna!

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Ed ecco i paesaggi finiti…ognuno fa parte del nostro viaggio con la fantasia!

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Per far sì che i bimbi cittadini si immergessero davvero in un clima naturalistico e rilassato, prima del laboratorio è stata scelta questa lettura (tratta da Il filobus numero 75 di Gianni Rodari in Favole al telefono):

Il Filobus numero 92

Una mattina il filobus numero 92, in partenza dalla Stazione Bovisa in direzione Stazione Centrale, invece di scendere verso piazza Bausan e la Bovisa, prese per Affori, svoltò per Niguarda e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Milano come una lepre in vacanza.

I viaggiatori, a quell’ora, erano quasi tutti impegnati, e guardavano lo schermo dei propri telefoni, anche quelli che non ce l’avevano perché guardavano lo smartphone del vicino. Un signore, mentre la pagina di Facebook caricava, alzò gli occhi un momento, guardò fuori e si mise a gridare:

  • Autista, che succede? Tradimento, tradimento!

Anche gli altri viaggiatori alzarono gli occhi dai telefoni, e le proteste diventarono un coro tempestoso:

  • Ma di qui si va a Sesto San Giovanni!

  • Che fa il conducente?

  • È impazzito, legatelo!

  • Che razza di servizio!

  • Sono le nove meno dieci, e alle nove in punto devo essere in tribunale – gridò un avvocato – se perdo il processo faccio causa all’azienda!

L’autista tentava di respingere l’assalto, dichiarando che non ne sapeva nulla, che il filobus non ubbidiva più ai comandi e faceva di testa sua. Difatti in quel momento il filobus uscì addirittura di strada e andò a fermarsi sulle soglie di un boschetto fresco e profumato.

  • Uh, i papaveri – esclamò una signora, tutta giuliva.

  • È proprio il momento di pensare ai papaveri – ribatté l’avvocato.

  • Non importa – dichiarò la signora – arriverò tardi in Comune, avrò una lavata di capo, ma tanto è lo stesso, e giacché ci sono mi voglio levare la voglia dei papaveri. Saranno dieci anni che non ne colgo.

Scese dal filobus, respirando a bocca spalancata l’aria di quello strano mattino, e si mise a fare un mazzetto di papaveri.

Visto che il filobus non voleva saperne di ripartire, uno dopo l’altro i viaggiatori scesero a sgranchirsi le gambe, e intanto il loro malumore scompariva come la nebbia al sole. Uno coglieva una margherita e se la infilava all’occhiello, l’altro scopriva una mora acerba e gridava:

  • L’ho trovata io! Ora ci metto il mio biglietto e quando è matura la vengo a cogliere, e guai se non la trovo.

Difatti levò dal portafogli un biglietto da visita, lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto al rovo di more. Sul biglietto c’era scritto: Dottor Ambrogio Brambilla.

Due impiegati del Comune appallottolarono i documenti che avevano nelle cartellette e cominciarono una partita di calcio. E ogni volta che davano un calcio alla palla gridavano:

  • Al diavolo!

Insomma, non parevano più gli stessi impiegati che un momento prima volevano linciare il tramviere. Questo, poi, tirò fuori la sua pagnottella con la frittata e fece un picnic sull’erba.

  • Attenzione! – gridò l’avvocato.

Il filobus, con uno scossone, stava ripartendo tutto solo. Fecero appena in tempo a saltar su, e l’ultima fu la signora dei papaveri che protestava: – Eh, ma allora non vale, avevo appena cominciato a divertirmi.

  • Che ora abbiamo fatto? – domandò qualcuno.

  • Uh, chissà che tardi.

E tutti guardarono l’ora sul cellulare. Sorpresa: gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci. Si vede che per tutto il tempo della piccola scampagnata le lancette non avevano camminato. Era stato tempo regalato, un piccolo extra, come quando si compra una scatola di merendine e dentro c’è il giocattolo.

  • Ma non può essere! – si meravigliava la signora dei papaveri, mentre il filobus rientrava nel suo percorso uscendo dal Parco Nord in direzione Bovisa.

Si meravigliavano tutti. E sì che avevano il cellulare sotto gli occhi, e in cima allo schermo la data era scritta ben chiara: 21 giugno. Il primo giorno d’estate tutto è possibile.

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